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		<title>Watchmen</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Oct 2010 15:46:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>morango</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni film]]></category>

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		<description><![CDATA[Ottobre 1985. Nixon è stato eletto per la terza volta presidente degli Stati Uniti grazie alla vittoria conseguita nella guerra in Vietnam e sul mondo incombe la minaccia di una guerra nucleare con L’Urss. L’orologio dell’apocalisse segna cinque minuti a mezzanotte, quando si diffonde la notizia che qualcuno ha ucciso un vecchio supereroe in pensione, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-769 alignleft" title="watchmen_poster" src="http://www.morango.it/wp-content/uploads/2010/10/watchmen_poster.jpg" alt="" width="176" height="252" />Ottobre  1985. Nixon è stato eletto per la terza volta presidente degli Stati  Uniti grazie alla vittoria conseguita nella guerra in Vietnam e sul  mondo incombe la minaccia di una guerra nucleare con L’Urss.<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Orologio_dell%27apocalisse"> L’orologio dell’apocalisse</a> segna cinque minuti a mezzanotte, quando si diffonde la notizia che qualcuno ha ucciso un vecchio supereroe in pensione,<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Comico"> il Comico</a>,  appartenente alle cosiddette ‘Maschere’ ormai da anni fuorilegge,  considerati dei Vigilantes. L’ex guardiano mascherato Rorschach è  determinato a svelare un complotto che ritiene sia mirato ad uccidere e  screditare tutti i supereroi passati e presenti. Dopo aver con difficoltà radunato la legione di suoi ex colleghi combattenti contro il crimine: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gufo_Notturno">Gufo Notturno</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Spettro_di_Seta">Spettro di seta</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ozymandias_%28fumetto%29">Ozymandias</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dottor_Manhattan">Dottor Manhattan</a> (l’unico ad avere poteri reali), scopre un’ampia ed inquietante  cospirazione che ha legami con il loro comune passato, ma soprattutto  potrebbe produrre catastrofiche conseguenze nel futuro. La missione è vegliare sull’umanità, ma chi veglierà sui Watchmen? Prima di parlare del film è doveroso e quanto meno opportuno considerare la graphic novel <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Watchmen">Watchmen</a> da cui è tratta, la più celebre ed acclamata di tutti i tempi, che sta  al fumetto come la bibbia sta al libro, opera del genio visionario <span id="more-765"></span>di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alan_Moore">Alan Moore</a> (disegnata da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dave_Gibbons">Dave Gibbons</a>), che considerava “infilmabile” e come nelle precedenti trasposizioni cinematografiche delle sue opere (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/V_for_Vendetta">V per Vendetta</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/From_Hell">From Hell</a>,<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_Lega_degli_Straordinari_Gentlemen"> La lega degli straordinari gentleman</a>) ha chiesto di non comparire nei crediti e lasciato la sua parte di guadagni a Gibbons. Ad oggi l’unico fumetto ad aver vinto un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Hugo">Premio Hugo </a>e  ad essere inserito nella lista del Time Magazine tra i migliori “100  romanzi in lingua inglese dal 1923 ad oggi” e che ha portato il genere  ai massimi livelli espressivi, opera ambiziosa e complessa ed  impossibile da analizzare in poche righe. Di fronte ad un’impresa considerata dallo stesso autore impossibile, che  ha avuto una genesi lunga vent’anni, passata e poi sfuggita tra le mani  di grandi registi quali <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Terry_Gilliam">Terry Gilliam</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Paul_Greengrass">Paul Greengrass</a> e<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Darren_Aronofsky"> Darren Aronofsky</a>, fino ad approdare al talentuoso <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Zack_Snyder">Zack Snyder</a>, il lavoro si considerava arduo ed impervio sin da subito. Il regista americano, celebrato nel precedente lavoro <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/300_%28film%29">300</a> </em>,  anch’esso tratto da una graphic novel di culto, sembra quasi incerto  nel prendersi la responsabilità di trarre ispirazione dal fumetto oppure  rimanervi fedele. Optando per una sostanziale fedeltà all’originale,  quantomeno nell’immaginario e nelle atmosfere, e venendo meno invece per  quanto riguarda la natura dell’opera che nulla aveva di spettacolare,  esasperando le scene di azione pur di pagare tributo alla  cinematograficità della narrazione, cambiando e dilatando decisamente il  finale, poco in linea con la soluzione adottata nella graphic-novel, ma  recuperato nella director&#8217;s cut. Ciononostante il contributo visivo ed estetico è straordinario, che  appaga le atmosfere cupe e violente tipiche di Moore, e che ai più forse  risulterà indigesta, in un mondo profondamente immerso nella paranoia  imperante degli anni 80, in bilico tra i timori di una guerra nucleare  imposti dalla Guerra Fredda ed un mondo i cui eroi sono senza poteri,  discriminati ed imperfetti, de-costruendo l’archetipo del supereroe  classico; alcune scene sono memorabili grazie ad una colonna sonora  azzeccata che esalta i frangenti più coinvolgenti.<br />
Certo è che un pubblico abituato alle magnificenze e spettacolari  imprese dei supereroi più celebri del grande schermo, tutto ciò apparirà  incomprensibile e distante (specie ai più giovani) compresa la durata  sostanziosa della pellicola, il cinismo e lo storicismo di cui è  permeata, e la difficile comprensione dovuto all’ampio uso di simboli,  dialoghi con diversi livelli d’interpretazione, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ucronia">ucronia</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Metanarrazione">meta-narrazione</a> e l’imponente comparto di temi trattati e riferimenti storici e politici.<br />
In definitiva ne vien fuori un lavoro coraggioso i cui meriti ne  costituiscono paradossalmente anche i suoi limiti, a cui manca il guizzo  geniale per renderlo un capolavoro ma che ha le caratteristiche proprie  di un ottimo prodotto cinematografico, un blockbuster ma d’essai.  Impavido</p>
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		<title>Inception</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Oct 2010 15:44:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dom Cobb (Leonardo Di Caprio) è un abile ladro nell&#8217;arte dell&#8217;estrazione di informazioni dal profondo subconscio durante l&#8217;attività dello stato onirico, quando la mente è maggiormente vulnerabile. La sua figura è alquanto ricercata nell&#8217;ambito dello spionaggio industriale internazionale, ma ciò ha comportato anche la perdita della sua famiglia e di ciò che ha amato. Proprio [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-752  alignleft" title="InceptionPoster" src="http://www.morango.it/wp-content/uploads/2010/10/InceptionPoster.jpg" alt="" width="168" height="248" /></p>
<div>Dom Cobb (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Leonardo_DiCaprio">Leonardo Di Caprio</a>)   è un abile ladro nell&#8217;arte dell&#8217;estrazione di informazioni dal  profondo  subconscio durante l&#8217;attività dello stato onirico, quando la  mente è  maggiormente vulnerabile. La  sua figura è alquanto ricercata  nell&#8217;ambito dello spionaggio  industriale internazionale, ma ciò ha  comportato anche la perdita della  sua famiglia e di ciò che ha amato.  Proprio per cercare di riconquistare  i suoi figli accetterà la missione  propostagli dall&#8217;industriale  giapponese Saito (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ken_Watanabe">Ken Watanabe</a>)   e tenterà un&#8217;impresa improba, l&#8217;inception del titolo ossia il  tentativo  non di rubare informazioni bensì di innestare un&#8217;idea  all&#8217;interno della  mente di Robert Francis Jr. (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cillian_Murphy">Cillian Murphy</a>),   figlio ereditario di un colosso finanziario con lo scopo di   frammentarne la società. Ma dovrà fare i conti con il suo passato   sepolto nel suo inconscio, rappresentato dalla moglie Mal (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marion_Cotillard">Marion Cotillard</a>).</div>
<div>Dopo i fasti della sua ultima pellicola, <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/The_Dark_Knight">Batman &#8211; Il cavaliere oscuro</a> </em>il regista di culto <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Christopher_Nolan">Christopher Nolan </a>(<em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Memento">Memento</a></em>/<em><a href="http://www.blogger.com/goog_512598705">The Prest</a></em><em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/The_Prestige">ige</a></em>)   riesce a dar corpo al suo progetto più ambizioso e personale, su cui   era a lavoro da dieci anni. Doveva essere un piccolo progetto ma l&#8217;hype   che gira intorno alla sua figura di regista “atipico” che riesce a far   coincidere film d&#8217;autore con gli <span id="more-751"></span>incassi ai botteghini, ha fatto sì che   le major lo coccolassero e gli dessero ampia libertà, un cast sontuoso   ed un budget stratosferico per costruire il suo complesso puzzle   visionario.</div>
<div>Il regista americano qui è alla sua prima prova senza l&#8217;ausilio del fratello <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jonah_Nolan">Jonah</a> alla sceneggiatura, un lavoro concepito e realizzato a cerchi   concentrici, volutamente artificioso e sovradimensionato che mette a   dura prova lo spettatore, soprattutto quello non abituato alle   tortuosità degli script di Nolan. Una volta immersi però nel mondo e le   atmosfere tipiche del suo registro stilistico tutto diviene   apparentemente più nitido, salvo ritrovarsi nuovamente storditi dinanzi   al solito gioco di specchi creato ad arte dalla penna del regista che   non fa nulla per mitigare il senso di smarrimento che s&#8217;impadronisce di   coloro che osservano lo svolgersi delle narrazione tesa a disorientare   negli intenti dell&#8217;autore che sulla perdita d&#8217;orientamento del pubblico   ha costruito il suo cinema e da qui deriva tutto il suo fascino.</div>
<div>Fin  qui nulla da eccepire, un articolato lavoro di sceneggiatura  che  s&#8217;innesta però sul tentativo dichiarato di combinare il cosidetto  genere<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Caper_movie"> heist movie</a> (film di rapina) con la<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sci-Fi"> sci-fi</a> di matrice onirica, ed è qui che sorgono alcune perplessità. Tutta   l&#8217;articolazione narrativa così affascinante ed elegantemente trasmessa   si piega di fronte alle scene d&#8217;azione che finiscono per prendere il   sopravvento nel plot narrativo esautorando tutto il lavoro certosino   svolto in precedenza. Da non sottovalutare le simbologie nascoste nel   film a partire dai nomi dei personaggi che rievocano personaggi   mitologici o biblici (il nome del protagonista Cob sta per Giacobbe,   Arianna che ha il ruolo dell&#8217;architetto è presa dalla “mitica” figlia di   Teseo, quella del celebre filo per intenderci, e così via).</div>
<div>Il  merito di Nolan è di aver costruito un mondo onirico, senza  tuttavia  abbandonarsi dalla materia instabile e sfuggente propria dei  sogni,  bensì scegliendo di imporre al subconscio una vera e propria  grammatica,  con le sue regole e le sue leggi, rendendo il tutto  coerente ma  soprattutto filmabile, dando una forma ed una logica ad un  universo  astratto ed illogico per natura. Nonostante quasi tutta la  vicenda sia  ambientata all&#8217;interno di un mondo onirico infatti non si  ha la  sensazione di sentirsi all&#8217;interno di posti creati dalla mente.</div>
<div>Vi  è sottotraccia anche il parallelismo con il processo creativo   cinematografico, che si compone con la stessa sostanza del lavoro   onirico, ma ciò che più conta in questo intricato labirinto mentale è il   controllo con il quale Nolan gestisce l&#8217;intera impalcatura narrativa   ricostruita perfettamente con il suo gioco d&#8217;incastri che si rivela però   così perfettamente congegnata quanto fredda e priva di quel palpito   emotivo che pur ci si aspetta dalle sue pellicole. Qui lo scarto è più   evidente che altrove ed il film ne risente, come a dire troppa   cerebralità e poco cuore.</div>
<div>Dettagli che sembrano pagliuzze ininfluenti negli occhi del grande pubblico ma travi evidenti per i suoi fan più accaniti.</div>
<div style="text-align: right;"><a href="http://www.blogger.com/profile/02975286836967023158" target="_blank">-mIRKo-</a></div>
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		<title>Cella 211</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Oct 2010 11:44:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>morango</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni film]]></category>

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		<description><![CDATA[Vincitore di 8 premi Goya, Cella 211 è una produzione spagnola, potente e accattivante che riesce a tenere il passo ai migliori film di genere di stampo americano, ma che porta in se elementi tipici della narrativa europea, cosa che fa del film un ottimo lavoro di cinematografia. Le vicende si svolgono tutte all&#8217;interno di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-716 alignleft" title="cella 211" src="http://www.morango.it/wp-content/uploads/2010/10/cella-211.jpg" alt="" width="171" height="244" />Vincitore di 8 <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Goya" target="_blank">premi Goya</a>, Cella 211 è una produzione spagnola, potente e accattivante che  riesce a tenere il passo ai migliori film di genere di stampo americano,  ma che porta in se elementi tipici della narrativa europea, cosa che fa  del film un ottimo lavoro di cinematografia.<br />
Le vicende si svolgono tutte all&#8217;interno di un carcere dove è appena  scoppiata una rivolta guidata dal pluridetenuto Malamadre in cui viene  coinvolto il giovane Juan Oliver, novella guardia carceraria che si è  presentata un giorno prima del suo inizio per fare bella figura con i  superiori. Juan colpito alla nuca da alcuni calcinacci poco prima della rivolta si  risveglia all&#8217;interno di una cella, la 211, e subito capisce che per  sopravvivere deve far finta di essere un carcerato come gli altri. Vi  riesce fino a diventare il braccio destro di Malamadre, mentre tenta in  ogni modo di fuggire dal braccio tenuto dai rivoltosi per riunirsi alla  sua giovane moglie incinta di 6 mesi che intanto è arrivata ai cancelli  della prigione per chiedere informazioni sul marito. Però ogni volta che  prova ad andar via, succede qualcosa che lo trattiene nel braccio.<br />
Intanto Malamadre tenta di ottenere delle condizioni <span id="more-715"></span>favorevoli per la  sopravvivenza dei detenuti nelle celle, sfruttando come merce di scambio  tre terroristi dell&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Euskadi_Ta_Askatasuna" target="_blank">ETA</a> (il Fronte di Liberazione Basca), tenuti in  ostaggio dai prigionieri rivoltosi. Sa che se venisse fatto loro del  male l&#8217;Eta se la prenderebbe con il Governo Spagnolo e non con loro,  quindi si sente di avere il coltello dalla parte del  manico.<br />
Cella 211, è un film che mischia thriller, suspence, politica, critica  alle autorità e ai mezzi di informazione sulla falsariga di alcuni  vecchi lavori di Spike Lee, riuscendo ad importare il meglio della regia  americana ed aggiungendovi situazioni tipiche della situazione spagnola  che lo rendono molto più vicino a noi &#8220;europei&#8221;. La Crudezza di alcune  scene ne esaltano poi la bellezza, anche quando ormai la trama diventa  lineare e si intuisce cosa succederà. Non c&#8217;è un finale &#8220;che non ti  aspetti&#8221;, ma guai ad aspettarsi il classico lieto fine all&#8217;americana; un  altro tipico tocco europeo per un film che vale la pena di essere visto.</p>
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		<title>Fantastic Mr. Fox</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 20:50:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>morango</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;era del 3D imperante e delle nuove tecnologie l&#8217;estroso enfant prodige del cinema underground americano Wes Anderson (I Tenenbaum/Un treno per Darjeling) torna agli albori della settima arte realizzando un film d&#8217;animazione con la tecnica dello stop-motion, il cosidetto passo-uno, fotografando i pupazzi immagine per immagine. Tuttavia, questa tecnica particolare non sembra deviare dal percorso [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; text-align: left;"><a href="http://www.morango.it/wp-content/uploads/2010/08/fantasticmrfox.jpg" rel="lightbox[659]"><img class="size-medium wp-image-663 alignleft" title="fantasticmrfox" src="http://www.morango.it/wp-content/uploads/2010/08/fantasticmrfox-210x300.jpg" alt="fantasticmrfox" width="166" height="238" /></a>Nell&#8217;era del 3D imperante e delle nuove tecnologie l&#8217;estroso enfant prodige del cinema underground americano <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wes_Anderson" target="_blank">Wes Anderson</a> (<em>I Tenenbaum/Un treno per Darjeling)</em> torna agli albori della settima arte realizzando un film d&#8217;animazione  con la tecnica dello stop-motion, il cosidetto passo-uno, fotografando i  pupazzi immagine per immagine.<span style="font-size: 100%;"> Tuttavia,  questa tecnica particolare non sembra deviare dal percorso  cinematografico del regista dandy americano, mantenendo inalterata la  personale cifra poetica e stilistica:colori sgargianti che da sempre  caratterizzano la sua filmografia, raffinatezza delle componenti  artigianali fino alla caratterizzazione dei personaggi sempre eccentrici  e stralunati. Tratto da un celebre libro per l&#8217;infanzia dello scrittore gallese Roal Dahl</span><span style="font-size: 100%;"><em> Furbo,il signor Volpe &#8211; </em></span><span style="font-size: 100%;"><span style="font-style: normal;">autore anche de </span></span><span style="font-size: 100%;"><em>La fabbrica di cioccolato </em></span><span style="font-size: 100%;"><span style="font-style: normal;">portato sul grande schermo da Tim Burton – </span></span><span style="font-size: 100%;"><em> </em></span><span style="font-size: 100%;"><span style="font-style: normal;">Fantastic  Mister Fox è anzitutto una delizia per gli occhi, un&#8217;esplosione  elegante di colori e musiche che s&#8217;innestano su situazioni divertenti e  battute brillanti. </span>Emergono, come dicevamo, i temi cari al regista texano, al centro dei suoi film vi è sempre la famiglia in cui  l&#8217;amore coesiste con il disagio e l&#8217;intelligenza spesso è sinonimo di  solitudine, e tratteggia autobiograficamente <span id="more-659"></span>il suo stile dandy attorno  al personaggio di Mister Fox, una raffinata volpe che non sa resistere  alla sua natura di ladro di polli. La  “famiglia” di Anderson è anche qui presente, con i vari Schwartzman e  fratelli Wilson che accompagnano tutte le sue pellicole e qui prestano  la voce ai vari personaggi di contorno, mentre la voce dei signori Fox è  affidata alle star George Clooney e Meryl Streep impreziosendo  ulteriormente la pellicola con la loro verve.In bilico tra classe e  leziosaggine il cinema di Anderson ammalia e seduce con il suo mood  post-moderno dall&#8217;evidente e sapiente gusto retrò, immerso in situazioni  tragicomiche illuminate dai colori iper accesi e costellato da disegni  infantili, e ci regala un piccolo gioiellino, confermandosi come uno  degli astri nascenti del cinema d&#8217;autore a stelle e strisce con  propensioni manieristiche che strizzano l&#8217;occhio al pop.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; text-align: right;"><span style="font-size: 100%;"><a href="http://www.blogger.com/profile/02975286836967023158" target="_blank">mIRKo</a><br />
</span></p>
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		<title>Shutter Island</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 22:36:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>morango</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni film]]></category>

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		<description><![CDATA[1954. Gli agenti federali Edward Daniels (Leonardo Di Caprio), nel film chiamato anche semplicemente Teddy, ed il suo collega, Chuck Aule (Mark Ruffalo), vengono mandati all&#8217;Ashecliff Hospital, ospedale che si trova su Shutter Island ed è specializzato nella cura di criminali insani di mente. I due agenti devono investigare sulla scomparsa di Rachel Solando (Emily [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: georgia;"><a href="http://www.morango.it/wp-content/uploads/2010/04/Shutter_Island_Poster.jpg" rel="lightbox[637]"><img class="size-full wp-image-639 alignleft" title="Shutter_Island_Poster" src="http://www.morango.it/wp-content/uploads/2010/04/Shutter_Island_Poster.jpg" alt="Shutter_Island_Poster" width="157" height="224" /></a>1954. Gli agenti federali </span><span style="font-size: 100%;"><span style="font-family: georgia;"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;"><span style="font-family: georgia;">Edward Daniels (Leonardo Di Caprio), nel  film chiamato anche semplicemente Teddy, ed il suo collega, Chuck Aule  (Mark Ruffalo), vengono mandati all&#8217;Ashecliff Hospital, ospedale che si  trova su Shutter Island ed è specializzato nella cura di criminali  insani di mente. I due agenti devono investigare sulla scomparsa di  Rachel Solando (Emily Mortimer), una paziente svanita nel nulla da una  stanza blindata. Il dottor John Cawley (Ben Kingsley), primario  dell&#8217;ospedale psichiatrico, spiega che Rachel è stata ricoverata dopo  aver ucciso affogando i suoi tre figli, ma, ciononostante, lei crede  ancora di trovarsi a casa e che i suoi figli siano ancora vivi.</span></span></span> Scorsese  torna con un thriller psicologico tratto da un romanzo di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dennis_Lehane" target="_blank">Dennis  Lehane</a>, autore da cui il cinema ha attinto a piene mani (</span></span><span style="font-size: 100%;"><em><span style="font-family: georgia;">Mystic River</span></em></span><span style="font-size: 100%;"><span style="font-family: georgia;"> e </span></span><span style="font-size: 100%;"><em><span style="font-family: georgia;">Gone  Baby Gone</span></em></span><span style="font-size: 100%;"><span style="font-family: georgia;"> gli altri due  romanzi trasposti sul grande schermo), giocando con la materia  collaudata di un topos narrativo affidabile del noir dai tratti onirici.  La sceneggiatura, seppur oscura e non permeabile in certi passaggi, si  dipana progressivamente in un lento incedere che tiene incollati alla  poltroncina, grazie alla cura maniacale dei dettagli <span id="more-637"></span>scenografici del  nostro <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dante_Ferretti" target="_blank">Dante Ferretti</a> insaporiti dalla fotografia cupa e sporca di  Robert Richardson che rende l&#8217;atmosfera tesa e nebulosa  a dovere  contribuendo ad esaltare il disturbante senso claustrofobico dell&#8217;isola  carceraria. Isola che non è soltanto un luogo fisico  ma è anche un labirinto mentale da cui a volte sembra difficile  districarsi, così come impossibile sembra fuggire da quel luogo ameno  una volta abbattutasi la tempesta. Emergono ancora una volta i temi cari  al regista di origini italo-americane come il profondo senso di colpa,  il confine labile tra sanità e follia, ed il tentativo di redenzione  cercando di lottare contro sé stessi evidenziati ancora una volta in  maniera impeccabile dal nuovo attore feticcio scorsesiano Leonardo Di  Caprio, qui alla sua quarta collaborazione consecutiva con il regista di  Boston, in barba ai detrattori dell&#8217;Academy da cui è ignorato ogni anno  per le candidature agli Oscar. La solidità  tecnica e la qualità stilistica soddisfa anche i palati cinematografici  più esigenti, in cui ritroveranno numerosi omaggi del regista ai vecchi  noir americani, passando dalle parti di Hitchcock fino ad arrivare  all&#8217;espressionismo tedesco. Alcuni passaggi stridono con le tonalità  cupe del film, ma si tratta di piccole sfumature che non incidono  narrativamente, il cui plot è tutto fatto d&#8217;incastri e rompicapi mentali  che costringerà lo spettatore ammaliato e confuso ad una seconda  visione certamente necessaria ma non indispensabile al gradimento finale  dell&#8217;opera di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Martin_Scorsese" target="_blank">Scorsese</a>.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: right;"><span style="font-size: 100%;"><span style="font-family: georgia;"><a href="http://www.blogger.com/profile/02975286836967023158" target="_blank">-mIRKo-</a><br />
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		<title>L&#8217;odio</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 09:14:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>morango</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni film]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di cinquanta piani. Man mano che, cadendo, passa da un piano all&#8217;altro, il tizio, per farsi coraggio, si ripete: “Fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene”. Il problema non è la caduta, ma l&#8217;atterraggio. Il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-family: georgia; margin-bottom: 0cm;"><em><a href="http://www.morango.it/wp-content/uploads/2010/04/lodio.jpg" rel="lightbox[610]"><img class="size-full wp-image-611 alignleft" title="lodio" src="http://www.morango.it/wp-content/uploads/2010/04/lodio.jpg" alt="lodio" width="159" height="230" /></a>Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di cinquanta piani. Man mano che, cadendo, passa da un piano all&#8217;altro, il tizio, per farsi coraggio, si ripete: “Fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene”. Il problema non è la caduta, ma l&#8217;atterraggio.</em><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: small;">Il film si apre e si chiude con questa barzelletta che non vuole e non riesce a far ridere perché riassume in sé il film stesso: famiglie, ragazzi, società in caduta libera senza possibilità di salvezza, con l&#8217;unica preoccupazione di non schiantarsi al suolo. </span></span><strong><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-weight: normal;">Sullo sfondo di una <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Banlieue" target="_blank">banlieue</a> parigina scossa dagli scontri con la polizia, il film ci porta a trascorrere quasi 24 ore (dalle 10:38 am alle 6:01) con tre soggetti difficili. Vinz, che sogna di essere un duro da cinema, Hubert che si allena a boxe e che in fondo è saggio e Said che scarica parole a fiumi. Quando Vinz troverà per caso una pistola persa da un agente di polizia, per i tre inizierà un viaggio che difficilmente potrà risolversi in un lieto fine anche perché Vinz stesso non vede l&#8217;ora di dimostrare a tutti quanto possa essere duro e vendicativo.</span></span></span></strong><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-weight: normal;"> </span></span></span><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: small;">Il film “L&#8217;odio” ci viene <span id="more-610"></span> raccontato con un ritmo frenetico e serrato; nonostante sia un viaggio verso nessuna destinazione, non vacilla neanche per un istante. Tutto quello che accade è violento, selvaggio, povero intellettualmente e socialmente deviato. Ed è proprio in questo che risiede la magia del cinema: convertire tutto questo materiale “marcio” in qualcosa di valore, in una “denuncia”,  nel ritratto di un&#8217;epoca convulsa. Il tutto grazie ad un copione conciso e diretto. Il regista e sceneggiatore</span></span><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-weight: normal;"> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mathieu_Kassovitz" target="_blank">Mathieu Kassovitz</a>, afferma in una intervista, che l&#8217;idea originale del film è scaturita dalla necessità di creare un documento di denuncia nei confronti della violenza e della brutalità della polizia francese, che durante i mitici anni del socialismo di Mitterrand, era arrivata ad usare metodi estremi ingiustificabili. Per questo, ciò che iniziò come un “opuscolo politico”, grazie alla saggia scelta e utilizzazione di vari elementi, si è trasformato in qualcosa di più: un gran film sotto forma di “radiografia” di un&#8217;epoca piena di problemi (disoccupazione, immigrazione clandestina, periferie degradate&#8230;) che ancora oggi conserva tutta la sua forza, vista l&#8217;attualità dei temi. </span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-weight: normal;">Un film che funziona perfettamente, come un motore ad ingranaggi nel quale tutti i pezzi si muovono sincronizzati. Da non dimenticare la fantastica fotografia in bianco e nero di Pierre Aïm e le grandi interpretazioni dell&#8217;allora sconosciuto Vincent Cassel e dei suoi compagni Sa</span></span></span><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-weight: normal;">ï</span></span></span><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-weight: normal;">d Taghmaoui e Hubert Koundé. Ma soprattutto è da elogiare il genio creativo di Matthieu Kassovitz che a soli 28 anni fu capace di scrivere, dirigere e montare questo piccolo capolavoro dei giorni nostri. Fortemente raccomandato.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: right;"><span style="font-family: Georgia,serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-weight: normal;">-morango-<br />
</span></span></span>
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		<title>36, Quai des Orfèvres</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 20:36:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>morango</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni film]]></category>

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		<description><![CDATA[Il dipartimento centrale di polizia di Parigi, il Quai des Orfèvres, è sulle tracce di un gruppo di rapinatori che assaltano furgoni portavalori. L&#8217;investigazione è condotta da due poliziotti, compagni di vecchia data, e dalle relative squadre. Il primo che riesce a catturare i malviventi diverrà il nuovo capitano della polizia, di conseguenza la ricerca [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.morango.it/wp-content/uploads/2010/04/36.jpg" rel="lightbox[587]"><img class="size-full wp-image-588 alignleft" title="36" src="http://www.morango.it/wp-content/uploads/2010/04/36.jpg" alt="36" width="151" height="216" /></a>Il dipartimento centrale di polizia di Parigi, il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luoghi_di_Maigret#Il_palazzo_di_giustizia" target="_blank">Quai des Orfèvres</a>, è sulle tracce di un gruppo di rapinatori che assaltano furgoni portavalori. L&#8217;investigazione è condotta da due poliziotti, compagni di vecchia data, e dalle relative squadre. Il primo che riesce a catturare i malviventi diverrà il nuovo capitano della polizia, di conseguenza la ricerca di quei criminali diventa una gara tra le due formazioni. In questo film di “guardie e ladri” la vera sfida in realtà è tra poliziotti, e la cosa è resa più interessante dal fatto che i protagonisti erano uniti una volta, un legame ormai rotto che appartiene al passato. Leo Vrinks (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Daniel_Auteuil" target="_blank">Daniel Auteuil</a>) e Denis Klein (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/G%C3%A9rard_Depardieu" target="_blank">Gérard Depardieu</a>), un tempo amici, sono ormai lontani su tutto: lavoro, vita, affetti&#8230; In particolare si sono allontanati per l&#8217;amore di una donna, Camille Vrinks (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Valeria_Golino" target="_blank">Valeria Golino</a>). Dal quel momento i due hanno sviluppato una forte rivalità all&#8217;interno del corpo di polizia che li ha convertiti in veri e propri nemici.<br />
Mentre Vrinks, capo della squadra anticrimine, vuole catturare i ladri per adempiere il proprio dovere ed essere un buon <span id="more-587"></span>poliziotto, Klein, capo della squadra investigativa, desidera acciuffarli per ottenere il posto di capitano e dimostrare a tutti, e specialmente al suo ex-compagno, che è il migliore, malgrado gli sporchi metodi che usa nel suo lavoro. Il film ci mostra anche come i due poliziotti si rapportano ai rispettivi informatori, inserendo un&#8217;ulteriore trama che arricchisce la pellicola e la converte in qualcosa in più che un semplice film polizesco. Introducendoci nel dipartimento di polizia ci viene mostrato in modo duro ma naturale come molti poliziotti, per quanto bravi e professionali siano, si lascino intaccare dalla corruzione, sia essa di maggiore o minore entità.<br />
La regia di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Olivier_Marchal" target="_blank">Olivier Marchal</a> colpisce, e principalmente i punti di forza sono due: il primo perché il regista è stato realmente nella polizia parigina per diversi anni, e quindi conosce da vicino quello che è il mondo delle forze dell&#8217;ordine; il secondo perché si è ispirato ad un fatto realmente accaduto, che a metà degli anni Ottanta ha occupato le prime pagine dei quotidiani per un lungo periodo, tenendo col fiato sospeso tutta la Francia. La brevità dei dialoghi viene evidenziata da frequenti primi piani (soprattutto sui due protagonisti) e da una fotografia venata di blu che fa entrare di diritto questo film nella sempre più ristretta e definita cerchia dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Noir" target="_blank">noir</a>. Un film di genere, un copione buono, attori di spessore: appassionante.</p>
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		<title>The Hurt Locker</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 16:37:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>morango</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo in Iraq, terra desolata e dilaniata dai conflitti. L&#8217;unità speciale denominata Bravo Company, un gruppo di artificieri e sminatori dell&#8217;esercito statunitense, perde il suo il capo-artificiere sergente Thompson (Guy Pearce) durante una delle tante operazioni di bonifica del territorio cosparso ovunque di ordigni o presidiato da kamikaze pronti ad esplodere. A prendere il suo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-family: georgia; margin-bottom: 0cm;"><a href="http://www.morango.it/wp-content/uploads/2010/03/hurtlocker.jpg" rel="lightbox[575]"><img class="size-full wp-image-576 alignleft" title="hurtlocker" src="http://www.morango.it/wp-content/uploads/2010/03/hurtlocker.jpg" alt="hurtlocker" width="151" height="217" /></a>Siamo in Iraq, terra desolata e dilaniata dai conflitti. L&#8217;unità speciale denominata Bravo Company, un gruppo di artificieri e sminatori dell&#8217;esercito statunitense, perde il suo il capo-artificiere sergente Thompson (Guy Pearce) durante una delle tante operazioni di bonifica del territorio cosparso ovunque di ordigni o presidiato da kamikaze pronti ad esplodere. A prendere il suo posto arriva il sergente James (Jeremy Renner) un decano del mestiere che vanta più di 800 bombe disinnescate, dotato di un carattere schivo e impulsivo, totalmente sprezzante del pericolo di morte.Dopo essere stato presentato in anteprima alla 65esima Mostra del Cinema di Venezia nel settembre 2008 e fresco trionfatore della notte degli Oscar, il bel film di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kathryn_Bigelow">Kathryne Bigelow</a> &#8211; dopo aver patito mesi per ottenere uno stralcio di distribuzione nelle sale- si porta a casa ben 6 statuette su nove nomination. Tra le quali l&#8217;accoppiata più prestigiosa ed ambita di miglior film e miglior regia, entrando così di diritto nella storia della competizione come la prima donna a conseguire il premio di miglior regista. Il titolo della pellicola, nello slang militare americano è usato per definire un luogo <span id="more-575"></span>particolarmente rischioso in cui la sorte dei soldati è assolutamente imprevedibile, ma identifica anche coloro che sono feriti da un esplosione.Favorito alla vigilia, il premio è stato ampiamente meritato: anzitutto è una pellicola coraggiosa, indipendente nel senso più nobile del termine, ossia un progetto nato low-cost, costato 11 milioni di dollari, senza nessuna star e che non cede a compromessi filmici o narrativi volti ad addolcire la pillola per il pubblico. Nasce da una sceneggiatura solida ed originale scritta dal reporter di guerra <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mark_Boal">Mark Boal </a>(già autore dello script di un altro sottovalutato war movie: <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nella_valle_di_Elah">Nella valle di Elah</a>, </em><span style="font-style: normal;">nonché attuale compagno della Bigelow</span>) che ha vissuto personalmente con i marines in Iraq per un mese, partecipando alle operazioni del corpo speciale sul campo, consegnando una descrizione intensa e reale delle atmosfere tese e al limite della fragilità psichica a cui sono sottoposti giornalmente i militari dell&#8217;esercito a stelle e strisce.</p>
<p style="font-family: georgia; margin-bottom: 0cm;">Lo scarto però rispetto le altre pellicole di war-drama riguarda lo stile, asciutto ed impeccabile nella plasticità delle inquadrature, favorito anche dall&#8217;attività di pittrice dell&#8217;ex signora Cameron ed ispirate dalle sequenze de <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_mucchio_selvaggio_%28film%29"><span style="font-style: italic;">Il mucchio selvaggio </span></a>di<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sam_Peckinpah"> Sam Peckinpah</a>, e la complessità dei personaggi egregiamente descritti con penetranti primi piani dell&#8217;architettura dei nobili volti dei soldati consci dell&#8217;immanenza della morte; ogni ritratto è una sorta di compendio psicologico migliori di una qualunque seduta psicanalitica. Talento puro quello della Bigelow che in appena 44 giorni di riprese, solo 6 telecamere ed un budget ridotto al minimo, narra con elegante dovizia di particolari, alcuni dei piccoli tasselli che compongono il grande mosaico della realtà brutale ed insieme terribilmente affascinante della guerra, con scene cariche di tensione grazie ad un magistrale utilizzo di riprese in soggettiva, macchina a mano e montaggio serrato, impreziosito dalll&#8217;impiego del ralenty per descrivere l&#8217;attimo prima dell&#8217;esplosione che da sola vale il prezzo del biglietto. Ottime le interpretazioni del cast, sulle quale si erge imponente la caratterizzazione del sergente James interpretato dal quasi sconosciuto <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jeremy_Renner">Jeremy Rennes</a> che gli è valsa la giusta candidatura all&#8217;Oscar. Non un film di guerra, ma sulla guerra; che ha il pregio raro di non prender posizione a tal riguardo, se non in sottilissimi sottintesi e leggere sfumature. Che racconta il fascino inquietante della seduzione mortale che la guerra porta con sé dalla quale alcuni soldati non riescono a sottrarsi.</p>
<p style="font-family: georgia; margin-bottom: 0cm; text-align: right;"><a href="http://www.blogger.com/profile/02975286836967023158" target="_blank">-mIRKo-</a></p>
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		<title>Gran Torino</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 15:18:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>morango</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Walt Kowaski (Clint Eastwood) è un reduce dalla terribile guerra di Corea, meccanico in pensione dopo la morte della moglie riempie le sue giornate facendo piccole riparazioni nelle case, bevendo birra e lucidando la sua amata Ford Gran Torino del ’72. I suoi vicini ormai non ci sono più, morti o trasferiti altrove, ed il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><a href="http://www.morango.it/wp-content/uploads/2010/03/grantorino.jpg" rel="lightbox[566]"><img class="size-full wp-image-567 alignleft" title="grantorino" src="http://www.morango.it/wp-content/uploads/2010/03/grantorino.jpg" alt="grantorino" width="145" height="215" /></a>Walt Kowaski (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Clint_Eastwood" target="_blank">Clint Eastwood</a>) è un reduce dalla terribile guerra di Corea,  meccanico in pensione dopo la morte della moglie riempie le sue giornate facendo piccole riparazioni nelle case, bevendo birra e lucidando la sua amata <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ford_Gran_Torino" target="_blank">Ford Gran Torino</a> del ’72. I suoi vicini ormai non ci sono più, morti o trasferiti altrove, ed il suo quartiere è divenuto popolato essenzialmente da immigrati del sudest asiatico, che lui disprezza. I suoi figli e nipoti sono praticamente estranei, ed il suo amato cane Daisy ed il barbiere italiano da cui si reca una volta al mese sono i suoi unici compagni, tutto intorno a lui è mutato ed è pieno di risentimento per tutto quello che vede intorno a sé: le grondaie spioventi, i prati incolti, le facce straniere che lo circondano, le bande di adolescenti ribelli che comandano il quartiere. Walt aspetta soltanto che il resto della sua vita passi. Finché un giorno il giovane e timido vicino Hmong, Thao (Bee Vang) tenta di rubargli la sua adorata Ford Gran Torino, costretto dalla gang del cugino Spider come rito di iniziazione alla banda. Eastwood torna a dirigere ed interpretare un film <span id="more-566"></span>dopo l’acclamato premio Oscar <em>The Million Dollar Baby</em> del 2005, e lo fa scegliendo una sceneggiatura del giovane esordiente Nick Schenk, immergendoci nel privato di un uomo che ha fatto dell’astio verso gli altri (asiatici, afro-americani o semplicemente giovani) la sua unica ragione di vita. Un personaggio misantropo rozzo e schivo che imparerà ad aprirsi ed amare proprio quei diversi che ha sempre odiato, con i quali scoprirà avere molto più in comune a dispetto dei suoi familiari, con i quali invece non ha mai avuto un rapporto sincero. Kowalski rappresenta la sintesi di tutti i personaggi interpretati da Eastwood nell’arco della sua carriera, e si congeda da attore in grande stile, donando spessore ed umanità ad una figura complessa dalla personalità imponente difficile da dimenticare. Avvalendosi dei suoi collaboratori di lunga data (Tom Stern alla fotografia, James Murakami per la scenografia, Joel Cox al montaggio ed il figlio Kyle alla colonna sonora), sfrutta la prospettiva chiusa ed intollerante del protagonista per raccontare sullo sfondo la vicenda storica e la realtà sconosciuta della comunità degli Hmong, un popolo che ha combattuto al fianco degli americani nella guerra del Vietnam, ora rifugiati in America ed altre parti del mondo, di cui pochi conosco anche l’esistenza. Nonostante sia un film amaro, l’ironia cinica e sagace tipica del vecchio Clint, campeggia stabilmente durante l’arco della narrazione, ambientata in una Detroit odierna, simbolo economico di una nazione alle prese con la crisi finanziari, ma anche morale  e sociale, rappresentata proprio dalla Gran Torino, metafora di Kowalski e della nazione stessa, che si trova a fare i conti con la disoccupazione e l’intolleranza razziale. Un ritratto coraggioso della società americana attuale, osservata con lo sguardo duro ed il ghigno sconsolato del volto di un Eastwood in stato di grazia, le cui espressioni arruffate ed i gesti sbruffoni (su tutti quello autocitazionale che mima lo sparo di una pistola) lo confermano oltreché uno dei migliori registi viventi, anche uno dei massimi interpreti, alla faccia dell’Academy che lo ha snobbato, e se davvero questa pellicola rappresenta il suo epilogo, ci mancherà sin da ora.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: right;"><a href="http://www.blogger.com/profile/02975286836967023158" target="_blank">-mIRKo-</a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">
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		<title>Lost in translation</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 07:10:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>morango</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni film]]></category>

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		<description><![CDATA[La storia che ci viene raccontata è una storia “universale”: la relazione tra un uomo e una donna in una strana terra. Bob Harris è un attore americano di buona reputazione che si trasferisce per qualche tempo a Tokio per girare una pubblicità, Charlotte invece accompagna suo marito in Giappone per realizzare un reportage. Ospitati [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.morango.it/wp-content/uploads/2010/03/lostintranslation.jpg" rel="lightbox[559]"><img class="size-full wp-image-560 alignleft" title="lostintranslation" src="http://www.morango.it/wp-content/uploads/2010/03/lostintranslation.jpg" alt="lostintranslation" width="144" height="222" /></a>La storia che ci viene raccontata è una storia “universale”: la relazione tra un uomo e una donna in una strana terra. Bob Harris è un attore americano di buona reputazione che si trasferisce per qualche tempo a Tokio per girare una pubblicità, Charlotte invece accompagna suo marito in Giappone per realizzare un reportage. Ospitati nello stesso hotel, presto si stabilirà un rapporto di amicizia tra Bob e Charlotte, fondamentale per sopravvivere nella grande metropoli.<br />
Una relazione con una impostazione lontana dai soliti stereotipi, e presentata nel modo più naturale e umano possibile, come a volte accade nella realtà. A partire proprio dal loro incontro, avvenuto di  notte, per colpa dell&#8217;insonnia, nel bar dell&#8217;hotel dove alloggiano: Charlotte arriva, si siede vicino a Bob, e iniziano una discussione. Quello che è stato un semplice scambio di battute davanti a qualcosa da bere, si trasformerà in un&#8217;amicizia che li aiuterà a sopravvivere in una città che non capiscono, e che non li capisce.  Entrambi i personaggi sono completamente <span id="more-559"></span>disorientati, sia nella caotica città di Tokio, sia in quella che è la loro vita privata. Bob si trova a Tokio per girare una pubblicità di un whisky invece di interpretare un&#8217;opera teatrale che lo renderebbe molto più felice; Charlotte viaggia in Giappone per accompagnare suo marito. La relazione con i rispettivi partner aiuta a comprendere meglio questo stato di solitudine che entrambi vivono. Mentre Bob intrattiene conversazioni telefoniche superficiali con la sua donna, nelle quali al massimo si parla del colore della moquet, Charlotte condivide la vita con un lavoratore compulsivo, la cui vita professionale è completamente incompatibile con i sogni della ragazza. La città di Tokio è un personaggio in più. I suoi edifici enormi, il suo movimento frenetico, la sua cultura, la sua gente; in qualche modo sembra che tutto ciò che rappresenti la città avvolga i protagonisti in un manto di solitudine.<br />
Secondo film che vede <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sofia_Coppola" target="_blank">Sofia Coppola</a> dietro la macchina da presa; film inaspettato che consolida la  figlia d&#8217;arte come regista di talento. Malgrado ci racconti una storia velatamente triste, affrontando un tema così amaro come la solitudine, il film è cosparso di humor e situazioni che fanno sorridere; ottime le interpretazioni di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bill_Murray" target="_blank">Bill Murray</a>, nei panni di Bob, e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Scarlett_Johansson" target="_blank">Scarlett Johansson</a> in quelli di Charlotte. Lost in translation è un film reale, che mostra perfettamente lo stato di solitudine che l&#8217;uomo può vivere in determinati momenti della vita. Raffinato e brillante.</p>
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